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Alla metà dell’Ottocento,
regnante Pio IX (l’ultimo dei “papa re”) Roma aveva
ancora il caratteristico aspetto di città – campagna.
Entro il perimetro urbano vi erano fienili, stalle, si coltivavano
gli orti e le vigne. Qui siamo a via Labicana, allora praticamente
campagna: in giugno si svolgono le operazioni di “reposizione”
del fieno, tipiche della stagione agricola estiva. Le barrozze, i
grandi carri da trasporto in uso nella campagna romana ingombrano
la strada. Dunque leggiamo: “Nella via Labicana, da che è
principiata la reposizione dei fieni, spesso avviene che i nostri
omnibus che fanno il servizio per la strada ferrata, si trovino intralciati
non poco nella loro corsa tanto dalle lunghe file di carrozze in cammino,
quanto dai fieni e barrozze impostati innanzi ai fienili ivi esistenti.
Da tutto ciò viene ritardato l'arrivo dei detti omnibus alla
stazione, e quindi impedita la precisione indispensabile nell’ora
delle partenze dei treni”. All’esposto della società
della “Strada ferrata da Roma al Confine Napoletano” risponde
la Magistratura Capitolina con decreto del 19 giugno che dispone la
sorveglianza dei gendarmi pontifici lungo la strada (l’amministrazione
comunale non aveva allora un proprio corpo di polizia urbana).
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